Violenza contro le donne, il quadro nero dell’Istat

Atti sessuali degradanti e umilianti, rapporti non desiderati e vissuti come violenza, abusi o molestie fisiche gravi come stupri o tentati stupri: il 21% delle donne italiane, oltre 4,5milioni, li ha subiti nel corso della propria vita. Un milione 157mila li ha sofferti nelle forme più gravi: 653mila donne sono state vittima di stupro, 746mila di tentato stupro. Sono i partner e gli ex i principali autori della violenza di genere per il 13,6% delle donne tra i 16 e 70.

Tra le donne abusate dai partner, il 90,6% ha subito rapporti sessuali indesiderati; il 79,6% tentativi di strangolamento, soffocamento e ustione; il 77,8% schiaffi, pugni, calci e morsi. Le percosse, in una minoranza dei casi (1,5%), hanno provocato danni permanenti. Tra le mogli e le fidanzate vittime di violenza, il 37,6% ha riportato ferite o lesioni, il 21,8% soffre di dolori ricorrenti. Neppure la gravidanza ferma gli abusi, anzi nel 7,5% dei casi è il motivo che provoca l’ira dell’uomo. Questa terribile fotografia della società italiana è stata mostrata ieri dall’Istat al convegno «La violenza sulle donne: i dati e gli strumenti per la valutazione della violenza di genere». Per i ricercatori, si tratta di un fenomeno «ampio, diffuso e polimorfo, che incide gravemente sulla quotidianità».
I picchi di violenza, spiega l’Istat, sono spesso anticipati da vessazioni psicologiche, uno stato di soggezione che riguarda 4 donne su 10: il 40,4% (oltre 8,3 milioni) le vittime di violenza psicologica, ad esempio attraverso la svalutazione o sottomissione. Se circa un terzo delle donne ha subito nella propria vita una forma di violenza fisica o sessuale, per molte di più l’«asimmetria di potere» può sfociare in gravi forme di svalorizzazione, limitazione, controllo fisico, psicologico ed economico. Il 40,4%, oltre 8,3 milioni, è stata abusata verbalmente fino a sopportare gravi danni allo sviluppo della propria personalità, una su 4 ha difficoltà a concentrarsi e soffre di perdita di memoria.

Gioca un ruolo anche la «violenza economica» che, all’interno della coppia, tocca il 4,6% delle donne in un paese dove l’occupazione è prevalentemente maschile. In Italia nel 2015 il livello di occupazione femminile tra i 20 e i 64 anni si è attestato al 50,6%; quello maschile al 70,6%; il divario retributivo tra uomini e donne è pari al 16,3%.
In occasione dell’otto marzo, l’Istat ha diffuso anche i dati relativi alle donne (il 16,1%) che subiscono stalking, dai messaggi assillanti alle richieste pressanti di appuntamento o attenzioni non gradite, fino alle forme più gravi: il 9,3% sono vittime di commenti offensivi sui social network o di diffusione non autorizzata di foto e video sulla rete; il 13% è oggetto di minacce dirette o a figli o parenti; il 75,7% delle donne soggette a stalking vengono seguite, spiate o ricattate.

«Prima di arrivare alla violenza efferata ci sono i sintomi – ha commentato ieri la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Teresa Amici -. E questo avviene fin dai banchi di scuola. E’ impressionante la regressione nei rapporti tra sessi nella scuola italiana». Sul tema è intervenuta anche la vicecapogruppo del Pd alla Camera, Chiara Gribaudo: «Non si può continuare con i buonismi e con la scusa della provocazione. Nelle case l’unica a poter entrare è l’informazione e di certo la Rai non ci ha dato il buon esempio ultimamente. Dalla Tv pubblica deve essere preteso un impegno diretto nella scrittura dei programmi». Il riferimento è al programma di Paola Perego, chiuso dopo la puntata dedicata alle donne dell’est. Pone l’accento sulle politiche di prevenzione e i centri antiviolenza Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e presidente del Comitato Diritti umani. Centri che spesso sono fortemente sottofinanziati.

Da “Il Manifesto”

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