Roma: preludio di ciò che avverrà in Italia?

Lo scorso week end l’ho trascorso a Roma; passeggiando con un amico romano di adozione, abbiamo attraversato porta maggiore, il parchetto dell’Esquilino, la Domus Aurea per giungere infine al Colosseo. Durante tutto il viaggio lui non ha fatto altro che indicarmi marciapiedi rotti, sporcizia e gruppi di immigrati a bivaccare; arrivati al Colosseo, che insieme all’altare della patria domina il centro di Roma, interrompe le sue lamentele sulla città per iniziare quelle sulla Raggi, sindaca di Roma, rea di averlo tradito in quanto suo elettore che non la voterà più.

Io l’ho ascoltato pazientemente, un po stupito, perché probabilmente i troppi anni “da romano” lo hanno abituato alla grande bellezza infinita di Roma; gli ho fatto notare che poteva guardare le buche in basso, o poteva camminare con la testa alzata ammirando tutte le straordinarie opere che avevamo incontrato, poteva scegliere se guardare la bruttezza o la bellezza, testimonianze di civiltà. 

Questo episodio mi ha fatto riflettere su come sia arrivata al Campidoglio la Raggi, ossia attraverso la narrazione negativa totale e amplificata della città; insomma, facciamo tanto schifo da meritarci una rivoluzione (mai avvenuta, ne riparleremo). Lo stesso schema che il disfattismo qualunquista utilizza sia nelle altre comunità locali che a livello nazionale; infatti ho perso il conto di quante volte il nostro paese sia stato descritto come totalmente marcio, sindacati, giornalisti, televisioni, manager, imprenditori e ovviamente partiti e politici; questo tipo di narrazione ha fatto crescere in maniera esponenziale i movimenti di protesta come il movimento 5 stelle, fino a conquistare la capitale d’Italia.  

Dove ci ha portato questa politica anti? A Roma ha prodotto una “falsa rivoluzione” che i romani sembrano non essere più disposti a sostenere; ma questo non ha invertito il trend narrativo, anzi! Ora, a Roma, quel sentimento di protesta viene interpretata da “quei bravi ragazzi” di Casa Pound, Roma ai romani e altri neofascisti sparsi, che il sabato sera invece di andarsi a divertire escono per le loro “passeggiate notturne” nelle periferie, che si autotassano lo stipendio per aiutare chi non ha i soldi per fare la spesa e pagare le bollette. Dopo la “falsa rivoluzione” qualunquista non c’è la sinistra, non c’è il centrodestra repubblicano e liberale, c’è la destra pura, nazionalista, protezionista, xenofoba, antidemocratica e antirepubblicana.

Urgono contromisure culturali.

Claudio Leone, Presidente Rete Civile – Movimento di Cultura Politica 

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