NON AVRETE IL MIO ODIO – RECENSIONE

«Tutto bene?»

«…»

«Siete al sicuro?»

Con queste parole comincia il libro di Antoine Leris, “Non avrete il mio odio”. In questo racconto l’autore parla della sua esperienza dopo l’attentato, firmato ISIS, al teatro Bataclan di Parigi, del 13 novembre 2015. Poche pagine, ma struggenti, profondamente toccanti, capaci di far commuovere ed emozionare.

Antoine, Hélène e Melvil. Una normale famiglia felice. Lui e lei, una storia come tante altre. […] «Ma eravamo abbastanza lucidi da renderci conto della fortuna che avevamo, abbastanza folli da farne l’unica scommessa». E poi c’era Melvil, un bambino di soli 17 mesi.

13 novembre 2015, ore 22:37. 3 terroristi vestiti di nero si introducono nel teatro parigino Batclan e sparano colpi di Ak-47 sul pubblico, uccidendo circa novantatré persone, tra cui Hélène, la moglie dell’autore.

Antoine viene contattato dai suoi amici e familiari e solo grazie a loro scopre dell’attentato. Si ricorda che al teatro è presente anche la moglie. Chiude casa, prende la macchina con l’aiuto dei familiari della moglie e si precipita sul luogo dell’attentato. Tutto questo, però, nel massimo silenzio. Non si deve svegliare il bambino; è troppo piccolo, solo diciassette mesi, non potrebbe capire. Girano per tutti gli ospedali della città, in attesa di riscontri, di sapere che la moglie è viva, magari ferita, ma ancora viva. Nulla.

Pochi giorni dopo viene ricontattato dalla polizia. Hanno trovato il corpo della moglie. Accompagnato dalla sorella e dalla madre di Hélèn, si reca in obitorio. Deve effettuare il riconoscimento del cadavere.

È lei. Vorrebbe restare solo con lei in quella stanza spoglia e fredda. Vorrebbe poterla toccare, abbracciare, baciare, ancora una volta. E poi, dirle quanto la ama, quanto la ama il figlio, quanto manca alla famiglia. Nulla di tutto ciò.

Da questi sentimenti soffocati, il post liberatorio su Facebook. “Commenta, copia, incolla, pubblica, le mie parole non mi appartengono già più”. Da qui la lettera “Non avrete il mio odio”.

Cosa succede dopo la morte di una persona cara? Di un familiare, magari. La vita si ferma? Continua a scorrere? E il mondo? Continua a girare, come se nulla fosse successo?

La vita di Antoine si ferma; o almeno è quello che lui vorrebbe. Ma ci sono cose più importanti da fare; ad esempio, accudire Melvil. Quindi, proprio la vita del figlio, diventa l’obiettivo principale di tutta l’esistenza dell’autore. Dopo la morte di Hélèn, nulla ha più senso. Tranne Melvil, quella piccola ed innocente creatura che, a soli diciassette mesi, è già orfano di madre.

Arriva il giorno dei funerali. È una giornata troppo buia e fredda per poter portare anche Melvil. Lui resta a casa. Lo si porterà a visitare la tomba il giorno dopo. Momento dell’ultimo saluto. Antoine non ha più voglia di parlare. Così, presta le sue ultime parole al figlio, in una lettera indirizzata alla madre.

“Mamma,

ti scrivo questo biglietto per dirti che ti voglio bene. Mi manchi.”

[…]

“Quindi, ecco, ti abbraccio molto forte e ho molta fretta di vederti domani, dopodomani e tutti i giorni successivi. Mi manchi, mamma. Ti voglio bene.

Melvil”Non-avrete-il-mio-odio

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