Abbiate pietà per le vittime di uno stupro

Dopo i fatti di Rimini e l’allarme lanciato dai giornali su un presunto stupro di un pakistano a danni di un minore, si alza ancor di più l’onda dell’intolleranza. Ma come mai continua a fermentare l’odio? Ormai ogni pretesto è buono per strumentalizzare ai fini politici un fatto di cronaca: non importa che ci siano i morti, l’importante è raccattare qualche voto; ma sugli stupri si sta superando il limite.
Infatti, mentre tutte le attenzioni sono sui carnefici, nessuno si interessa delle donne vittime di stupro, abbandonate ai commenti spesso bizzarri e cattivi del web. Vorrei perciò concentrarmi sulle donne vittime di violenza e non sui loro carnefici. Innanzitutto, dobbiamo sapere che in Italia sono UN MILIONE E CENTOCINQUANTAMILA le donne vittime di violenze, ma a discapito dell’elevato numero di vittime c’è il dato delle violenze denunciate, che sono soltanto il 12,2%, il che denota la condizione di solitudine che subisce una donna in difficoltà.
Ma il dato che più di tutti fa rabbrividire è quello sugli autori delle violenze, che solo nel 4% dei casi vede un estraneo autore dello spregevole atto; nel 62,7% dei casi l’autore della violenza è un marito, un familiare o un ex partner, che trasforma il proprio nucleo familiare in un inferno.
Perciò, invece di sfruttare le donne vittime di violenze per le proprie attività politiche, consiglio a tutti di interrogarsi dei motivi per i quali nel 2017 è ancora così diffusa la cultura maschilista del dominio sulla donna, che trova la sua massima espressione nella difficoltà incontrata dalle vittime nel denunciare le violenze subite.
Claudio Leone, Presidente Rete Civile

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